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martedì 24 maggio 2022

Un altro post di un altro blog (o forse di un'altra vita): lo stagista

Da qualche parte in Germania, Luglio 2012

Matassa era un po' teso per l'imminente colloquio di lavoro ed effettivamente non ricordava di averne mai sostenuto uno prima di allora.

Che poi in fin dei conti si trattava di uno stage e chiamarlo "lavoro" era una parola grossa. Del colloquio di lavoro aveva tutti i crismi: prendere il treno dalla sua piccola città "adottiva", che lo aveva accolto come studente Erasmus, per recarsi in quella grande metropoli trafficata non si sa se più da macchine o da biciclette; "vestirsi bene", in giacca, camicia e cravatta nonostante il caldo di luglio non risparmiasse nessuno nemmeno in quel Paese del Nord. Se si poteva parlar di freddo in quella stagione era solo in relazione al carattere delle persone locali che circondavano Matassa e con le quali di rado si era intrattenuto, nei ritagli delle giornate passate con gli altri studenti Erasmus a studiare in biblioteca o a far festa. A breve, però, avrebbe conosciuto meglio qualcuno degli autoctoni e scoperto che far di tutta l'erba un fascio è sempre sbagliato.

Matassa si alzò, si stiracchiò le gambe e si guardò intorno. Lo avevano fatto accomodare in una grande sala rettangolare al piano terra evidentemente destinata alle riunioni. Un'ampia porta-finestra, posta su uno dei due lati corti, affacciava sul giardino al pianterreno della villetta in cui si trovava lo Studio e lasciava entrare tantissima luce. Una lunga libreria a muro, invece, correva lungo uno dei lati lunghi nella sua interezza. Matassa prese una rivista dalla libreria e iniziò a scorrerne l'indice.

Matassa si stava giusto chiedendo chi mai avrebbe potuto nutrire interesse per la tassazione sulle polizze vita oggetto di successione ereditaria quando qualcuno bussò alla porta. Prima ancora che potesse dire "Ja", si era trovato di fronte un Avvocato, leggermente più basso di lui, che gli tese la mano non impegnata a reggere una grossa tazza blu colma di caffellatte.

Fatte le presentazioni, si accomodarono attorno al tavolo, sul quale l'Avvocato sparpagliò i documenti che Matassa gli aveva inviato via mail: il (breve!) curriculum vitae, l'elenco degli esami sostenuti, i certificati di lingua.

L'Avvocato si fece dir subito quali fossero i rami del diritto preferiti da Matassa e ci tenne a precisare che gli ambiti prediletti dello Studio erano altri. Matassa - che in quel periodo ancora sapeva come avere una poker face nei momenti più opportuni e riteneva comunque utile fare un'esperienza di lavoro in quel settore - si riscoprì entusiasta di approfondire cose di cui poco prima nemmeno conosceva l'esistenza. Si vede che fu convincente, perché a un certo punto l'Avvocato ritenne maturi i tempi per passare allo step successivo, il test di lingua, in cui fortunatamente Matassa (il Matassa di allora, beninteso, non quello di oggi) non ebbe bisogno di ricorrere a sotterfugi. Ebbe però l'impressione fugace ch'esso fosse stranamente considerato meno importante.

Restava da definire il quantum - sul quale ovviamente Matassa non aveva il benché minimo potere contrattuale (ma non è che adesso la situazione sia migliorata) e il quando. Archiviato velocemente il primo, per il secondo ci si accordò per i primi di agosto, con un termine "sospeso".

Matassa sarebbe rimasto in quello Studio a far da stagista per due mesi, all'esito dei quali si presentò l'occasione di lavorare in un altro posto - diverso per tipologia di lavoro e per ambito di attività - in cui stavolta furono preponderanti le sue capacità di scrivere (già allora Matassa si spacciava per blogger) e di comunicare. Anche in questo caso fu testata la sua conoscenza delle lingue: ma ebbe sempre l'impressione che fu qualcosa "tanto per", un "di più" senza un peso effettivo nella decisione sul prendere uno stagista o meno.

Un po' gli dava fastidio, anche a fronte dei sacrifici e dei corsi intensivi che aveva fatto in vista della partenza. Ripensandoci, può anche darsi che in realtà - se ci fossero stati dei problemi - glielo avrebbero fatto notare e che tutto filò liscio semplicemente perché Matassa aveva inconsapevolmente passato la linea dell'accettabilità attraverso l'arte del "buttarla in caciara dicendo qualcosa che conosco bene". L'impressione che gli rimase e che si portò dietro negli anni a venire, però, fu più o meno quella da "banco macelleria".

"Signò, lo stagista conosce tre lingue, che faccio, lascio?"

"Ma sì dai, de sti tempi so sempre boni"


Stagisticamente

Er Matassa

P.S. Ringrazio PuroNanoVergine per avermi fatto ripensare a quel periodo




giovedì 12 maggio 2022

Lasciar andare

Esattamente una settimana fa ho mancato un appuntamento al quale mi avrebbe fatto molto piacere partecipare.
Si trattava di salutare una persona che negli ultimi anni ha ricoperto un posto importante nella mia vita, soprattutto (ma non solo) professionale.
Non sono riuscito ad andare, a causa di circostanze lavorative e impegni domestici che - guarda caso - si sono accavallati proprio nello stesso giorno.
Epperò, il senso di dispiacere per esser stato assente, quel giorno, è stato così forte che - lo giuro - non sono riuscito a concentrarmi su nient'altro.

Arriviamo allora a oggi pomeriggio, quando ho visto Amazzone (qualche aficionado del blog ricorderà che si tratta della mia psicoterapista) e le ho raccontato di questo fardello che mi portavo dietro da circa una settimana e del quale non riuscivo a liberarmi.
Con il suo aiuto, ho provato a immaginare quella persona seduta lì di fronte a me, nella stessa stanza, e a dirle tutto quello che avrei voluto nel corso di questi anni - anche dopo che ci siamo persi di vista, per dir così - e non sono riuscito a fare.

Pensavo che sarebbe stato un esercizio inutile e invece sono riuscito a esprimere e a buttare fuori ciò che tenevo riposto neanche io so dove. Ad azzeccare, una dopo l'altra, tutte le parole che avrei voluto dire, a prevenire le obiezioni che mi sarebbero state fatte, a uscirne forse un po' triste, ma soprattutto alleggerito (nell'immediato) e consapevole (dopo, a mente più fredda).
E sono riuscito a lasciar andare - oltre alla persona - anche le parole non dette, le recriminazioni a lungo serbate, le spiegazioni mai ricevute, le gratificazioni mai avute, la pazienza che non c'è stata.
Ora ciascuno libero per la sua strada, nel ricordo affettuoso, ma che non sarà più un macigno.

Macignatamente,

EM



giovedì 21 aprile 2022

Lo scopriremo solo vivendo: tre domande e una (sola) risposta

Il titolo di questo post è una risposta, per dir così, bonne à tout faire, capace di rispondere a diverse domande. Diciamo tre, per il momento.
 
1. La prima che mi viene in mente è: quand'è che avrò il tanto agognato aumento di stipendio?
Il capo mi ha detto che quest'anno sarà "un anno importante" per valutare la cosa. Come ho già scritto in passato, è una risposta che dice tutto e non dice nulla. Dice tutto, perché mi fa stare comunque col fiato sospeso, aspettando neanch'io so bene che cosa. Non dice nulla, perché non è dato al popolino sapere se quest'aumento ci sarà, a quanto ammonterà, e quando mai ciò accadrà. Della serie: poi vediamo, non ti preoccupare, aspetta e spera, Enrico stai sereno e giù di lì. Poi, però, si è visto che fine ha fatto Enrico...

2. Parlando di aspetta e spera, veniamo dunque alla seconda domanda: quando si terranno i concorsi pubblici ai quali Er Matassa, medio tempore e senza saper né leggere e né scrivere, si è iscritto?
Già, perché Er Matassa si è deciso a giungere a più miti consigli, alla luce delle risultanze di cui sopra e del fatto che magari gli piacerebbe costruire una famiglia con Eureka, andare a vivere in una casa tutta sua e del fatto che Roberto Carlino sarebbe senz'altro felice di tale proposito ("non vende sogni, ma solide realtà"). Tristemente, ma non meno consapevolmente, sta dunque disertando lentamente l'altro "binario" che avrebbe avuto piacere di coltivare, ossia quello della carriera universitaria, perché alla fine si è convinto che va bene percorrerlo per la gloria e, comunque, se sei disposto a investire tante, tante risorse sino a quarant'anni, per poi forse (e dico forse) riuscire a strutturarsi da qualche parte, a qualche ordinario piacendo. Parallelamente, Matassa sta iniziando a percorrere il binario dei concorsi pubblici: si è dunque iscritto a qualcuno di essi, le cui prove, però, al momento o non sono proprio in programma, oppure sono state rinviate. Di qui si ritorna alla domanda (e alla risposta) iniziale.

3. Veniamo ora alla terza e ultima domanda. La quale, se di certo è meno impegnativa delle prime due, di certo non è meno priva di un certo margine di rischio. Dopo aver trascorso le ultime settimane in quarantena a causa della positività di Er Matassa, questi ed Eureka hanno deciso di trascorrere il weekend lungo villeggiando da qualche parte. Eureka - le cui ricerche di un sito hanno dato esito negativo - ha dunque dato mandato a Matassa di trovare una stanza decente in un agriturismo decente in un paesino decente. Va da sé che alle plurime richieste di decenza e ai connessi odori di diludendo si somma l'inesperienza di Matassa nel compiere operazioni del genere. Così, quando nel corso di una ricerca su una nota piattaforma di ricerca di strutture ricettive ne è comparsa una in una località papabile, con foto stupende, recensioni molto positive e offerte dell'ultimo minuto, Matassa si è sentito un po' come un aspirante massone chiamato a compiere il famoso salto nel vuoto per entrare a far parte della confraternita. Anche alla domanda la stanza superfigherrima nel posto turbospaziale nel borgo stratosferico (Diego Fusaro scansate) che ho prenotato per il weekend sarà veramente quella in foto o ci hanno rifilato qualche sòla?, pertanto, la risposta non potrà che consistere nel titolo di questo post, a cui però, in caso di esito negativo (e sicuramente in misura maggiore rispetto agli altri quesiti), saranno legati il tentato omicidio da parte Eureka e la fuga di Matassa per la sopravvivenza.

Sopravviventemente

Er Matassa

P.S. Er Matassa sente il bisogno di ringraziare pubblicamente l'Autore della risposta in questione (suscettibile, si diceva ironicamente, di plurime applicazioni), anche al fine - questo niente affatto ironico - di onorarne la memoria.


lunedì 13 dicembre 2021

Tra poco


Tra qualche giorno riprenderanno delle riunioni professionali che avevo l'abitudine di seguire sino a qualche settimana fa.

Incontri in cui non ero entrato, per così dire, spontaneamente e che mi sono sempre stati un po' sul cavolo, complici le innumerevoli perdite di tempo derivanti dalla puntuale assenza, a ognuna di esse, di un ordine del giorno che dettasse modi e tempi delle tematiche da trattare. Così, di 20 persone presenti, spesso ve n'erano solo 4 o 5 effettivamente interessate al tema o, viceversa, poteva capitare che fosse assente chi era stato investito del ruolo di "relatore" di un determinato argomento. Le riunioni si svolgevano dunque in questo modo, a cadenza settimanale. 

Finché non è successo qualcosa. Chi coordinava le riunioni, purtroppo, è scomparso. Temevamo che sarebbe potuto accadere, ma eravamo speranzosi, sino all'ultimo, che un miracolo risollevasse la sorte del coordinatore.

Così, prima ancora della scomparsa, le riunioni si sono diradate, poi non v'è più stata alcuna convocazione. E io, dall'angoscia mista a fastidio che provavo ogni volta che ricevevo la convocazione (specie durante il fine settimana), ero passato a esser desideroso di una nuova convocazione, per far sentire che, sì, c'ero anch'io per qualsiasi cosa, ove fosse stato necessario.

A breve si ricomincia e - sono sicuro - cambieranno diverse cose. Ma sono contento di continuare a - come si dice in alcuni ambienti - stare nel giro, foss'anche solo questo giro.

Giratamente

Er Matassa


lunedì 2 agosto 2021

Agosto quel che costi

 Per molti sono iniziate le ferie; non per me, purtroppo o per fortuna.

Purtroppo, perché dovrò attendere ancora almeno sino a ferragosto per poter trascorrere le mie agognate due settimane di vacanza. Che poi verosimilmente non si tratterà quasi sicuramente di vere e proprie vacanze, quanto soprattutto di periodo di non-lavoro-a-studio-ma-faccio-altre-cose-utili e, solo in seconda battuta, di relax.


Per fortuna, perché ho ancora due settimane per portare a termine alcune scadenze che mi porto dietro da tempo immemorabile. Da buon procrastinatore seriale, infatti, sono riuscito a ridurmi all'ultimo secondo per delle consegne sia di lavoro, sia universitarie. È proprio vero che più tempo uno ha, più tende a non spenderlo. Nel mio caso, però, riconosco che la cosa sia accentuata in modo preoccupante. Non ho proprio idea se riuscirò a farcela oppure no. Nel qual caso v'è il rischio che potrei ridurmi nello stato del tipo della foto qui accanto.

Oltre alle distrazioni abituali, ci sono anche altri avvenimenti che stanno minando la mia già labile concentrazione quotidiana. Visite mediche, preoccupazioni varie, problemi familiari - purtroppo al momento soprattutto di Eureka (i.e. la mia ragazza, per gli avventori non abituali). Forse anche qualche gioia - per vero quasi in tasca, ma non del tutto scontata: toccherà, dunque, aspettare ancora, prima di poterlo dire con certezza.

Nel frattempo mi tocca leggere e vedere di gente che prima insulta il Governo per il Green Pass, poi, una volta ottenutolo, se ne va nei peggio posti a fare il delirio e a pubblicizzarlo, per fortuna soprattutto sui social che detesto e che frequento poco o niente (i.e. Instagram e TikTok), mentre Facebook (per desuetudine?) e Twitter (per snobismo?) sembrano, per il momento, salvi.

A dire il vero, Twitter mi sta piacendo un sacco in realtà. Il filtro di dover dire qualcosa necessariamente in pochi caratteri - o meglio: di poter dire tutto, ma sinteticamente e redatto (anche per questo) in maniera tendenzialmente comprensibile - fa sì che mi stia trovando particolarmente bene.

Beh, vedremo dai. Ci sentiamo qui o su "Twitter" (in realtà con alcuni colleghi di lavoro in confidenza lo chiamo in un altro modo... ma direi che non è il caso di farne parola qui:))


Er Matassa (in attesa...)

sabato 26 giugno 2021

Pensieri di fine giugno sparsi al vento

Non scrivo qui da un mese esatto. E dire che di cose, nel frattempo, ne sono successe...

Non ho molto tempo, fra poco dovrò uscire e sicuramente non riuscirò a riorganizzare le idee e mettere in ordine tutto ciò che è accaduto nel mentre. Provo ad andare, diciamo così, per punti.

Il lavoro con Amazzone, la mia psicoterapeuta, prosegue tra alti e bassi ma - a suo dire - in maniera molto proficua. In effetti sento che qualcosa in me sta cambiando: alcune cose più velocemente, altre assai di meno. Spesso ho la sensazione di ritrovarmi al punto di partenza, ma mi basta riflettere anche solo per un secondo su quello di cui parliamo insieme per capire che non è così.

Dal punto di vista lavorativo procede tutto bene nel nuovo posto (ormai relativamente nuovo, beninteso, visto che sono più o meno quattro mesi che sto lì). Certo, c'è stata qualche sbavatura, ma niente di irrecuperabile. Imparo sempre di più ad accorgermi dei pro e dei contra rispetto al posto in cui mi trovavo prima (alla fine, tirando le somme, è da un po' più di un anno a questa parte che non sto più lì: il tempo fugge proprio!). Imparo anche però a capire quali sono le attività che, nel lavoro, riescono a entusiasmarmi di più. E anche questo penso sia un punto molto importante.

Dal punto di vista accademico, cerco di barcamenarmi come meglio posso. Purtroppo non ero, non sono, né sarò mai, ubiquo: mi spiace dover rinunciare a molte delle cose alle quali potrei prendere parte (altre, a dire il vero, non mi dispiace per niente saltarle, perché sono solo delle gran menate). Sono molto indietro su alcuni lavori che avrei dovuto consegnare tempo addietro e non mi è sufficiente lavorarci nei soli fine settimana, in cui tra l'altro sono gli unici giorni in cui ho la possibilità di stare con la mia ragazza. Cerco di ritagliarmi spazi a lavoro, ma sta diventando sempre più difficile, considerando anche che mi stanno iniziando a dare da fare sempre più cose.

Dal punto di vista sentimentale, con la mia ragazza, Eureka, in generale va molto bene. Anche qui ci sono alti e bassi e momenti di incomprensione, condivisione e solitudine. La difficoltà di vivere in due città diverse e riuscire a vedersi solo nei ritagli di tempo e nei weekend fa sì che parlare a quattr'occhi di cose importanti per noi - le nostre sensazioni, i progetti per il futuro, i problemi sul lavoro e a casa - sia molto difficile.

Ci piacerebbe andare a convivere. Ed è una decisione che, almeno a me personalmente, ha richiesto attesa, tempo e riflessione. Anche lei è stata molto titubante al riguardo, per motivi culturali e familiari, ma è arrivata a questa conclusione prima di me. Siamo, dunque, giunti a questa risposta, a questo proposito, ma non sappiamo ancora né quando, né come avverrà; speriamo entro l'anno. Di ciò (e delle avventure e dis-avventure che sicuramente saranno legate a tali vicende) mi piacerà sicuramente scrivere.


Dal punto di vista familiare, ci sono tanti momenti di alti e bassi con la mia famiglia (soprattutto con mia madre). Cose che ovviamente riguardano anche il rapporto con la mia ragazza. Quanto è difficile affermare il diritto a essere felici? Quanto è difficile far capire a qualcuno che la felicità è ciò che vogliamo noi e non ciò che qualcuno crede sia meglio per noi? Quanto è difficile far capire a qualcuno che a trent'anni vuoi cose diverse da quando ne avevi venti (anche venticinque, perché no?). Penso che tutte queste cose stiano venendo alla luce per via del rapporto con Amazzone e degli innumerevoli spunti di riflessione che da ciò si dischiudono.

Ho scritto di getto, sicuramente avrò detto qualcosa in modo contorto o sgrammaticato.

Ma sento che è proprio questo che mi serve: commettere degli esercizi di imperfezione, nella scrittura così come nella vita.


Imperfettamente

Er Matassa

venerdì 14 maggio 2021

Dentro una pressa

 All'inizio volevo scrivere "con un piede in due scarpe", ma cercando su Internet ho scoperto che ha una connotazione negativa, di persona approfittatrice e arrivista. Poi ho pensato a "con due piedi in una scarpa", ma ho letto che in Sicilia lo usano per dire a qualcuno di starsene composto.


Così, nella speranza di riuscire fuorviante il meno possibile, ho deciso di intitolare il post in questo modo, per cercare di restituire l'idea di sentirmi "dentro una pressa". Le due forze che animano questa pressa - Professione e Università - sono ancora lontane fra loro, beninteso, ma sento, percepisco che gli impegni che ne discendono si stanno accumulando piano piano e che se non faccio qualcosa, mi schiacceranno. E io sto rimanendo inesorabilmente con un bel po' di arretrato...

Certo, rispetto al passato ci sono stati dei miglioramenti. La concentrazione è migliorata, la produttività anche. Ma a volte mi sento un po' come Achille e la Tartaruga del vecchio Zenone: più uno cerca di star dietro alle cose che gli interessano, più ha l'impressione di rimanere indietro. E, allo stesso modo, più queste sono, meno uno riesce a star dietro a tutte quante.

Stasera i miei amici si vedono per uscire. Lo abbiamo fatto anche la settimana scorsa, abbiamo cenato fuori, all'aperto (ché solo all'aperto si può stare nei locali almeno per ora), ma con una fiumana di gente intorno. Altro che distanziamento fra tavoli e mascherine. Oggi, così, ho deciso di passare (tradotto in caso di equivoci: di soprassedere) e di tornarmene a casa, complici anche la pioggia, diverse letture universitarie da ultimare e il mood non proprio da "serata".

Lo stesso mood che mi sentivo un po' ieri sera, dopo essere stato da Amazzone, la mia terapista. Premetto che ogni volta che esco da una terapia con lei sto meglio, eh. Solo che mi sento sempre un po' centrifugato: ché alla fine tutto questo scavarsi dentro mette un po' in subbuglio. A volte mi sento un po' come se stessi tirando fuori dall'armadio roba messa a casaccio e accumulata lì nel corso degli anni e poi cercassi ordinatamente di rimetterla a posto, mettendo da parte gli abiti troppo stretti o troppo rovinati per darli via. È un lavoro che ti fa sentire meglio, ma che fatica...

Così faticoso che ieri sono andato a letto praticamente senza cenare (dico praticamente perché l'unica cosa di cui avevo voglia era qualche pezzo di uova di cioccolato ancora avanzato da Pasqua). E a me in genere l'appetito non manca affatto!

Mi sento, poi, di preferire in questo momento a una serata pur chiassosa e magari allegra un incontro con gli amici a tu per tu, pochi per volta, oltre che per ragioni legate al Covid anche perché è difficile parlare con ognuno di loro e fare discorsi di una qualche serietà quando si è in tanti in un certo contesto. Invece sento di aver bisogno di condividere con qualcuno di loro anche le mie sensazioni riguardo al lavoro, all'università, a come vanno le cose in casa. Anzi, soprattutto a come vanno le cose in casa e alla necessità - che si fa sempre più impellente - di avere un posto mio. O mio e della mia ragazza, Eureka.

Ed è qui che casca l'asino: quale delle due opzioni? Non riesco ancora a decidermi, anche se, parlandone con Amazzone, sono riuscito subito a isolare ciò che sono i veri problemi da quelli - pur presenti, ma ancillari - che una scelta di questo tipo comporta. 

Vedremo. Penso di aver scritto abbastanza e anche di getto. Forse troppo.


Dubitamente

Er Matassa

domenica 25 aprile 2021

Un anno dopo

Ricordo aprile dell'anno scorso come un periodo terribile.

Dentro casa eravamo tutti (io, mia madre e il suo compagno) preda dell'esasperazione, costretti all'alternativa tra le quattro mura e il viaggio al supermercato. Di andare a spasso nel parco del quartiere, ovviamente, non se ne parlava: il quattro zampe di casa ci ha lasciato proprio alla vigilia del 25 aprile dell'anno scorso e l'atmosfera dettata dalla sua sofferenza non faceva che peggiorare le cose. Sembra ieri, eppure è già trascorso un anno. Impossibilitato a recarmi fisicamente a lavoro, la concentrazione che mi serviva per badare alle relative faccende era pari a zero e l'importante scadenza del dottorato, che si appropinquava sul fronte universitario, non faceva altro che mettermi ansia, nonostante fosse stata prorogata. Tutto ciò si ripercuoteva sulla relazione tra me ed Eureka, la mia ragazza (ho deciso credo qualche post fa di rinominarla così su questo spazio, perché spesso e volentieri ha idee geniali che salvano la giornata/la pagnotta/inserire variabile a piacere), costretti a sentirci per telefono o in videochiamata. Non un abbraccio, non un bacio, non una carezza, niente di niente. Anche le voci degli amici, al telefono, sembravano più metalliche e distanti e il sollievo che erano in grado di dare era assai poco.

Avrei dovuto aspettare l'inizio di maggio e la (sempre parziale) fine della prima ondata per tornare a lavoro e ritrovare un barlume di forza e volontà per concentrarmi. Avrei dovuto aspettare la fine di quel mese per sentirmi dire che, a causa delle condizioni ambientali, sul lavoro non ero e non facevo abbastanza. Infine, avrei dovuto aspettare l'inizio di giugno per prendere la decisione di allontanarmi definitivamente e dedicarmi a tempo pieno alla scrittura (o quasi, ché ovviamente vallo a dire al tutor di dottorato e al suo umore ballerino che vorresti dedicarti solo alla scrittura della tesi perché sei nella merda più totale e non puoi dedicarti a esami, lezioni, ricevimento, lavoro su progetti di contorno e su articoli commissionati da lui et similia).


Oggi ho un nuovo lavoro,  con un piede (ma chissà per quanto) ancora nell'università e ritmi di vita e abitudini in parte diversi rispetto a quelli di un anno fa, certo, forse meno flessibili, ma di sicuro più umanamente sopportabili. Ho iniziato anche un percorso di introspezione e questo mi ha portato a compiere scelte che forse mai avrei preso in considerazione tempo addietro. Sì, a volte mi sento un po' quello di sempre, e in effetti ovviamente sono sempre io, Er Matassa, non un'altra persona, ma in molte piccole cose (che poi, data la loro somma, tanto piccole non si rivelano) mi sento cresciuto, cambiato, più consapevole dei limiti e delle potenzialità miei e degli altri. Ho imparato a dire "no" a certe pretese altrui e a dedicare del tempo a me.

In un anno tante cose son cambiate e credo di poter dire che nell'anno a venire ne cambieranno molte altre. Intanto, però, osservo quanto sin qui percorso e me ne accontento.

Osservatamente

Er Matassa


lunedì 15 marzo 2021

Pensieri sparsi in tema di zona rossa

"Zone Rosse per te ho previsto stasera" direbbe Massimo Ranieri, parafrasando la sua ben più nota "Rose Rosse".

La suddivisione italiana in zone al 15/03/2021 
Da oggi, infatti, si torna in zona rossa per tre settimane. Meno male che ho fatto appena in tempo a salutare di persona la mia ragazza (alla quale, detto per inciso, considerata la ricorrenza nei post che scrivo, sarà opportuno dare un soprannome: ci penserò!). Ultimo weekend insieme, in attesa che trascorrano le tre settimane "rosse" prima di poterci rivedere (abitiamo, ahimè, in comuni diversi, ciascuno con le proprie famiglie)... Speriamo in fretta e senza imprevisti.

Zona rossa per me vuol dire anche ripensare a un anno fa, quando, di punto in bianco, io e i miei colleghi fummo tutti costretti a rimanere a casa e a non andare a lavoro. Vuol dire ripensare a quel brutto periodo in cui nemmeno per un secondo riuscivo a rimanere concentrato su ciò che volevo fare, persa la bussola in casa con i miei e scomparso un caro amico a quattro zampe, con un'importante scadenza alle porte e altri impegni lavorativi minori ma non meno importanti. Per giunta, alla fine di quel brutto periodo, fui caldamente invitato a cambiare lavoro e a trovarmene un altro; e, tra le due cose, impegnato a portare a termine la scadenza importante. Nel frattempo, per non farci mancare nulla, la mia ragazza si era presa il COVID: altri due mesi senza vederci.

Quest'anno la situazione si è "ribaltata", se così si può dire: c'è un nuovo amico, anzi, un'amica (e anche anzianotta!) a quattro zampe in casa, della quale ci stiamo occupando e che ci sta dando tanta gioia. Ovviamente non potrà mai prendere il posto di chi c'era prima, ma dare amore e cure a un altro animale penso abbia aiutato molto me e i miei a elaborare l'accaduto e ad andare avanti, anche in relazione a tutto ciò che sta succedendo in Italia legato all'evoluzione della pandemia. E, a proposito di (ri)elaborazione, dopo molte incertezze, mi sono proposto di trovare qualcuno che mi aiutasse a comprendere e rielaborare tutto ciò che stava accadendo: dopo un po' di giri a vuoto l'ho trovato e, piano piano, da questo percorso sta venendo fuori qualcosa di positivo (magari un giorno ne scriverò a parte).

In secondo luogo, penso di potermi considerare fortunato nell'aver trovato un nuovo lavoro, seppur in prova, appena un mese prima dell'ingresso della regione in zona rossa. Ricerca che, a seguito di tale ingresso, di certo sarebbe stata non dico impossibile, ma quantomeno più difficile.

Per altro verso, da alcune avvisaglie inizio a intravedere all'orizzonte dei problemi di compatibilità che potrebbero porsi in futuro tra il mio nuovo lavoro e le aspirazioni a continuare a lavorare in Università. Aspirazioni per un verso confermate dalla proposta di una ulteriore collaborazione; la quale, però, potrebbe intralciare la mia nuova avventura (o relativamente nuova: ho appena iniziato la quarta settimana!),  complice l'assenza di organizzazione, buon senso e comprensione in capo al Professore con cui spesso collaboro.

Ricapitoliamo.
Ho avuto la fortuna di trovare lavoro e di salutare la mia ragazza prima dello scoppio della zona rossa, mi è stata promessa una collaborazione accademica, abbiamo un altro amico (anzi: amica) a quattro zampe al quale dare amore. Tutto bene, dunque? Io spero di sì: ma gli spettri dell'insicurezza, della disorganizzazione e della deconcentrazione albergano ancora dietro l'angolo e io ancora non ho del tutto imparato ad acchiapparli con lo zaino protonico da acchiappafantasmi di cui ognuno di noi, dalla nascita, è inconsapevolmente fornito.

Spettralmente

Er Matassa

martedì 9 febbraio 2021

Due contro uno

Confesso che non è da me ricorrere a metafore calcistiche.
Ma quando ci vuole...

"A colui che attende giunge ciò che attendeva, ma a chi spera capita ciò che non sperava".

Ci risiamo, a quanto pare, con la citazione di D'Avenia che tempo addietro menzionai in circostanze un po' particolari e al di fuori dall'ordinario: allora, infatti, avrei dovuto lasciare a breve il mio lavoro. Le stesse parole mi sono rivenute in mente oggi quando, specularmente rispetto a quanto allora accaduto, proprio per trovare lavoro avevo invece un colloquio. Momenti, dunque, di crisi, nel senso più profondo ed etimologico del termine.

La circostanza straordinaria non sta tanto nel fatto che il colloquio, a mio parere, sia andato bene (anche se ne dovranno seguire altri e con persone ben più esperte o, se così si può dire, "toste"), bensì in quello per cui su altri fronti, nella stessa giornata, è sembrata aprirsi anche la possibilità di una collaborazione universitaria. Ovviamente non v'è nulla di sicuro al cento per cento, ma mi sento di poter dire che se in passato ho avuto l'impressione di prendere delle porte in faccia, quella di oggi è di esser passato indenne attraverso più di un portone.

Certo, se tutto (proprio tutto) andasse bene, mi ritroverò a dovermi giostrare tra due diverse attività. In fondo, però, non è quello che ho sempre fatto sinora?

Tutto bene, dunque? No.

Eccolo, infatti, il "contro uno". La mia migliore amica , a mio parere, si sta mettendo in un bel pasticcio, ma per una serie di cose (incluso un mio interesse nella vicenda) è impossibile parlarle con quella franchezza che sempre ha contraddistinto il nostro rapporto. La cosa mi turba non poco e spero di riuscire presto a trovare una soluzione.

Nel frattempo, però, almeno per stanotte e domani cercherò di concentrarmi su quanto di positivo mi ha regalato questa bella giornata. E di smarcarmi da quell'"uno" che mi dà il tormento.


Speranzosamente, alla prossima

Er Matassa