domenica 31 gennaio 2021

La fine di gennaio (ma non di tutto il resto)

 

Io e i miei rapporti con l'agenda

Gennaio è ormai finito...

...e in questo mese, qui sopra, io non ho proprio scritto niente!

E dire che ne avrei di cose da raccontare, oltre quelle cui ho accennato prima di scrivere l'ultimo post dell'anno scorso.

Come rimediare, allora?

Da un lato, proprio non mi va di farla passare liscia a gennaio. Di fare in modo che se ne vada quatto quatto senza che io abbia scritto nulla.

D'altro lato, però, vista l'ora tarda e gli impegni da portare a termine (su cui sono ovviamente in ritardo, nonostante debba ammettere che la gestione dell'agenda sia leggermente migliorata), ecco che mi ritrovo anche qui a dovermi necessariamente ridurre a qualche accenno.

Una cosa che mi piacerebbe molto, ad esempio, sarebbe quella di trovare un lavoro vero. Ché diciamocelo: la vita accademica è bella, se hai le spalle economicamente coperte, tanto (tantissimo) tempo da investirci gratis et amore Dei prima di ricevere qualche riconoscimento economico e se ti piace veramente.

Diciamo che, nel mio caso, delle tre condizioni che ho appena menzionato sussiste solo l'ultima (e non ne sarei neanche così sicuro, ché anche sul "veramente", ogni tanto, vacillo!).

Quindi, per ora, in mancanza di meglio, sono costretto ad accontentarmi della mia "ultima vita di sempre" (sembra un ossimoro, vero? Infatti lo è!).

Mi barcameno, dunque, tra esami, ricevimenti, collaborazioni, convegni, riunioni. Tutto, ovviamente, senza il becco di un quattr science for science's sake, parafrasando Wilde. Aspettando quello che verrà, se verrà e quando verrà.

Con la promessa (anzi: la speranza, da buon marinaio) di tornare a scrivere su questi schermi presto, periodicamente, esaurientemente.

Per ora, mi trovo costretto a salutare: tardi, temporaneamente e sommariamente, ma con affetto.

Er Matassa

sabato 26 dicembre 2020

Di sovrapposizioni e di connessioni


Bene, cerco un po' di riprendere le fila del discorso (dei plurimi discorsi, in realtà) cui avevo appena accennato  nel post precedente.

La vis procrastinatoria, vera e propria croce e delizia dell'anima mia, ha fatto sì che la scadenza importante alla quale stavo lavorando (che non era la scadenza formale, da me già bucata, bensì quella "sostanziale", dettata dalla mia legge interiore) si incrociasse con il periodo in cui una cara persona in famiglia era sottoposta a un delicato intervento chirurgico in ospedale.

Naturalmente, se avessi rispettato la scadenza che mi era stata esternamente imposta, non si sarebbe posto alcun problema di sovrapposizione: #einvece così non è stato. Ragion per cui continuo a fare le spese di quel detto per il quale non bisogna rimandare a domani quello che puoi fare oggi, del quale Hemingway aveva ben inteso l'essenza, come ben ricordato, da ultimo, da alcuni compagni di "viaggio".

Agli interventi chirurgici al tempo del COVID-19 andrebbe di certo dedicato un intero post del blog. Però, oltre a non averne il tempo, non dispongo nemmeno delle conoscenze adatte a descrivere specificamente le caratteristiche di certe realtà. Quel che qui mi preme sottolineare è che oggigiorno, per motivi sanitari del tutto comprensibili, ai parenti di una persona ricoverata è impossibile accedere al relativo reparto, ma devono limitarsi ad attenderla fuori. Così è stato, ovviamente, anche il giorno dell'intervento, in cui siamo riusciti a scambiare qualche parola solamente nel tragitto tra reparto e sala operatoria, durante il quale siamo stati scortati dal portantino.

Così, le parole di conforto che ci si aspetta dai propri cari sono state costrette, prima e dopo l'intervento e per tutta la durata della degenza ospedaliera, all'interno di chiamate e videochiamate, a loro volta vittima delle connessioni dati, sovente non stabili, dei nostri smartphone. L'unica cosa positiva è che, proprio a questo proposito, sono riuscito finalmente nel mio intento di insegnare a fare le videochiamate sia a chi era costretto dentro l'ospedale, sia a chi ne era fuori. "L'occasione", si dice, "fa ch'io ti inquadro". 

L'intervento, fortunatamente, è andato molto bene. Molto meno bene, invece, è stato lo spirito che le circostanze hanno impresso alla convalescenza, a causa della scomparsa di un'altra persona, sempre di famiglia, e dell'impossibilità oggettiva di presenziare al funerale di quest'ultima da parte della persona ricoverata. Nel mentre c'ero io, che facevo la spola tra casa, ospedale e, poi, casa della persona defunta e funerale, a portare i saluti di entrambi. E c'era anche il lavoro da portare a termine: vi lascio immaginare, però, in che condizioni.

Come a Dio è piaciuto, alla fine la persona ricoverata è uscita dall'ospedale, ho ripreso a scrivere con più determinazione e costanza e il lavoro è stato portato a termine. Così come è stata portata a termine anche la presentazione del medesimo. Anche qui, però, come presto scriverò, ne sono accadute delle belle, ma del resto il mondo è bello proprio perché non ci si annoia mai... E penso che - ragionando in prospettiva positiva - sarà quello che continuerò a ripetermi.

Inaspettatamente,

Er Matassa



mercoledì 23 dicembre 2020

Post interlocutorio

 Solo per brevemente dire, ove mai qualche internauta fosse interessato, che:

- sono (ancora) vivo e vegeto (forse più vegeto che vivo);

- è stato un periodo tremendamente denso di avvenimenti - previsti e non, tristi o meno, certo, ma tutti, tutto sommato, importanti;

- com'era prevedibile, ho sforato il termine per portare a termine il lavoro al quale, tra alti e bassi, mi stavo dedicando da tempo;

- ciononostante, sono riuscito, come si suol dire, a "metterci una pezza" e l'esito è stato, in una certa misura (che comunque non mi ha soddisfatto), positivo;

- ho preso, in questo lasso di tempo, (alcune) decisioni rilevanti;

- (almeno) altrettante me ne restano da qui all'anno venturo e oltre;

- se qualcuno, sulla scorta del post precedente, si fosse chiesto se già mi sono comprato un'agendina, la risposta è la seguente: no, non l'ho ancora fatto e - rivoluzionariamente, in un certo senso - temo che quest'anno non lo farò.

Con la speranza di tornare presto a scrivere in maniera più distesa, saluto

Interlocutoriamente

Er Matassa

domenica 1 novembre 2020

Un sandwich per agenda

Leggendo un recente post di Paola S., nel quale fanno la propria comparsa l'agendina dell'Autrice e il suo contenuto, ho pensato all'omologo taccuino del quale sono proprietario e che potrei chiamare, per i motivi che vedremo fra poco, "agenda sandwich".

Un chiarimento si rende necessario: nonostante non sappia rimanere indifferente a qualsiasi bontà gastronomica mi si pari innanzi - ivi inclusi i panini zozzi, con buona pace dei puristi della forchetta - il nome non ha nulla a che vedere con panini, hamburger et similia, ma attiene al contenuto e, anzi, all'aspetto che inevitabilmente assume la mia agendina al termine di ogni anno solare.

Della mia agendina cartacea, infatti, faccio gli utilizzi più vari (in termini di spazio e di impegni ivi annotati). Come sempre, la compro a fine anno per l'anno successivo e l'andamento del suo utilizzo può suddividersi, diciamo così, in tre fasi (o "strati", per restare in metafora).

A inizio anno compilo l'agendina e la utilizzo per segnarci soprattutto impegni di lavoro e appuntamenti.

Verso metà anno mi scordo di possedere un'agendina e mi segno le cose, magari, su Outlook e Google Calendar, applicazioni che spesso (e purtroppo!) ho direttamente a portata di mano, ossia sul cellulare o su desktop.

Verso il finire dell'anno - più o meno in questo periodo - riesumo l'agendina, stavolta, oltre agli impegni, inserendovi principalmente pensieri miei, libri letti e da leggere, film da vedere e frasi che mi hanno colpito.

Certo, potrei anche pensare che questa successione incarni una sorte di hegeliana triade dello spirito, nella quale sono raffigurati gli impegni, il rifiuto di essi e la sintesi tra questi due momenti. Di gran lunga, però, preferisco paragonare la mia agendina a una sorta di "panino" e pensare che, alla fine dell'anno, essa assomigli a una specie di sandwich "rovesciato", sol che se ne osservino i bordi delle pagine: usurate dall'utilizzo e scurite dall'inchiostro ai margini, limpide e ben delineate nel mezzo.

E proprio come quel che promette ogni anno di mettersi a dieta, ma continua inesorabilmente a posticipare il lunedì in cui essa avrà inizio, così alla fine di ogni anno, nonostante mi riprometta di non comprare l'agendina cartacea, finisco inevitabilmente con l'acquistarla, vendendo me stesso alla carta stampata, pur sapendo dentro di me che non potrà sfuggire alla regola del sandwich.

Affamatamente

Er Matassa




martedì 20 ottobre 2020

Anonimi e no

Prima di scrivere qui ho avuto un altro blog, sempre ospite di Blogger.

Si trattava di un passatempo nato quasi per gioco e vissuto nell'arco di circa sette anni, nel corso dei quali si era venuto a creare un legame - piacevole perché dialogico, insolito perché virtuale - con alcuni lettori. Si trattava, spesso e volentieri, di altri blogger, molti dei quali mi leggevano mentre mi trovavo a studiare all'estero, incuriositi dalle mie descrizioni di abitudini e costumi stranieri.

L'assenza di progettualità e il desiderio di interlocutori (ma probabilmente soprattutto quest'ultimo) erano tali che non avevo fatto mistero di chi fossi, di dove vivessi, di quale Università frequentassi; di quali fossero i miei hobby, i miei gusti, i miei progetti per il futuro. In un post dopo l'altro, tessera dopo tessera, era restituito al lettore attento l'esatto mosaico della mia identità. 

Lanciato il sasso, è stato impossibile nascondere la mano.

Una volta laureato, complici il lavoro e le amicizie dei colleghi anche sui social, ho iniziato a sentirmi "inibito", in un certo senso, in quello che scrivevo o, comunque, schiacciato dal fatto di doverne eventualmente rendere conto a qualcuno. Silenziosamente, dunque, ho chiuso bottega, pur continuando a seguire alcuni amici di tastiera in anonimo.

Proprio sull'anonimato mi vorrei soffermare un secondo.



Che il blog precedente non facesse mistero della mia identità l'ho già detto chiaramente. Nondimeno, di me non parlavo una tantum, ma poco a poco e progressivamente, a seconda di quanto mi trovavo a scrivere in un determinato momento. Di modo che, mentre all'inizio avrei potuto decidere, in teoria, se mantenere un "basso profilo" o meno, alla fine mi son trovato a imboccare la seconda strada. La cancellazione del blog ha portato con sé anche quella di molti post ai quali ero affezionato e che purtroppo, per l'andamento che avevano preso le pubblicazioni, era impossibile mantenere online.

Recentemente mi sono trovato innanzi un problema analogo. Su un noto social network avevo un profilo che lasciava intendere qualcosa di me, ma non tutto, in un limbo tra pubblicità e anonimato nel quale, anche nel vecchio blog, all'inizio mi sono crogiolato.

Alla luce dell'esperienza pregressa ho deciso, però, di prendere una direzione nettamente diversa, nel tentativo di distinguere chiaramente ciò che è destinato a rimanere anonimo da ciò che non lo è.

Anzitutto, ho arricchito dei dati mancanti il profilo esistente, rendendolo a tutti gli effetti riconoscibile e a me riconducibile. In secondo luogo, ho creato un secondo profilo anonimo, dedicato a riflessioni che, come questa, legano un più ampio respiro al fatto di poter rimanere parzialmente nell'ombra.

Spero in questo modo di riuscire a salvare ogni pensiero, sia quelli pubblicabili (per così dire) senza veli, sia quelli che, paradossalmente, meritano proprio di esser velati per esser compresi più in profondità.


Velatamente

Er Matassa