mercoledì 16 settembre 2020

"Dieci giornate per me posson bastare" (semicit.)

Son trascorsi dieci giorni dall'ultima volta che ho scritto qui.
Nello studio qualcosa, forse, è cambiato: certo, vado sempre "a momenti", ma molto di meno , e quando il momento "va" (meglio: quando riesco), so essere molto produttivo. Il problema è che quando non va, non lo sono affatto. Fatto sta che ho fatto un bel passo avanti. Altro problema: di giorni me ne restano altrettanti dieci (forse nove, a conti fatti...). E per finire tutto, toccherà (almeno) il doppio dello sforzo profuso sinora. Ma ce la posso fare. Anzi: ce la devo fare.

Altra novità: in casa è arrivata una nuova amica a quattro zampe.
Dopo (ma anche prima di allora, in realtà) che se ne è andato la precedente mascotte della famiglia e fedele compagno di giochi e di vita per oltre quindici anni, mia madre aveva giurato che mai e poi mai avrebbe preso un altro cane in famiglia. Trascorso qualche mese, ci abbiamo ripensato (lei per prima), decidendo sempre di adottare un cane "sfortunato" (ossia sceglierlo per il tramite di un canile o di qualche annuncio di situazioni particolari). Mia madre ha aggiunto che dovesse essere un cane in età avanzata, ché non se la sentiva di prendere di nuovo un cucciolo (il nostro primo "trovatello" aveva poco più di un anno all'epoca del suo ritrovamento). Così si è messa alla ricerca sul web e ha preso contatto con una famiglia che, per sopravvenute esigenze economiche e di salute, non poteva più tenere una cagnolina anziana. Ce l'hanno portata da pochissimi giorni e sembra che con noi si trovi bene: speriamo che fili tutto liscio...!

In tutto ciò, ovviamente, non ho avuto tempo di pensare al matrimonio della mia migliore amica. Che è non a breve: a brevissimo. E non ho ancora organizzato niente per un bachelor party, né deciso che mettermi. Una mia amica mi darà una mano: speriamo bene.


Frettolosamente vostro,

Er Matassa

domenica 6 settembre 2020

Fare dello spirito

Immaginate di trovarvi nel bel mezzo di una funzione religiosa organizzata in un grande luogo aperto, assieme a un discreto seguito di persone rigorosamente munite di mascherina chirurgica e sedute su sedie distanziate l'una dall'altra e debitamente sanificate.

Immaginate il celebrante, persona robusta e personalità di spicco della comunità locale, il quale, dopo aver sottolineato le precauzioni da prendere nei momenti di convivialità, gioisce (davvero!) della prospettiva di ricominciare le funzioni dopo la pausa estiva e proseguirne lo svolgimento all'aperto, perlomeno fin quando lo consentiranno il meteo, la temperatura e (ultimo, ma non ultimo) il Governo.

Immaginate l'occasione, colta dal celebrante nel corso della funzione, per omaggiare di un premio un'altra personalità ivi presente, appartenente al mondo civile e non canonico, ma di pari caratura - nonché robustezza - all'interno della medesima comunità.

Immaginate la sorpresa dell'omaggiato, il quale, a fronte dell'inaspettata laudatio, non essendosi preparato alcuna gratiarum actio, non trova miglior modo per ringraziare il celebrante che dargli due bacetti sulle gote, cosa che, se non ci trovassimo nel presente momento storico (quod non), non avrebbe suscitato lo sconcerto della folla.

Immaginate il mormorio delle persone lì presenti mentre il premiato, direttosi con passo sicuro verso l'impreparato elogiante e schioccatigli due baci sulla guancia, realizza che la sua non è stata propriamente un'idea geniale.

Immaginate il celebrante che, a fronte del funzionario civile paonazzo e imbambolato davanti a lui, dopo un attimo di esitazione, afferma, bonariamente e ironicamente allo stesso tempo: "Be', giustamente non ci si può dar la mano..."

Ecco, in quel momento, mentre l'imbarazzo veniva scongiurato e la gente rideva, ho pensato: "Chi, meglio degli uomini di Chiesa, capisce quando è il momento giusto per fare dello ...spirito?"


Spiritosamente vostro,


Er Matassa

sabato 5 settembre 2020

Il ragazzo che giocava con il fuoco

Non so proprio che cosa mi giri per la testa.

Me ne sono venuto in campagna l'altro ieri, fuggito dalla grande città, con l'intenzione di provare a concentrare e investire le poche energie rimaste in un lavoro che avrei dovuto portare a termine molto tempo fa.

E invece che faccio?

Ad appena una settimana dalla scadenza del termine per la consegna me ne sto qui tutto il giorno davanti al PC a perder tempo, con quel dannato file word aperto e sempre ridotto a icona e tremila articoli da leggere che mi osservano, non ricambiati, dalla scrivania.

A niente hanno valso sinora i mille programmi ed estensioni scaricati su computer e cellulare che promettono di allontanarti da ogni forma di distrazione o svago per periodi di tempo determinati. Molto poco hanno influito i suggerimenti della Lisistrata, la mia ragazza, che spesso prova a spronarmi per impegnarmi e far sì che questo inferno finisca presto. Niente da fare, temo: se una cosa non la vuoi fare, non la farai.

A tanto, poi, si aggiunga il fatto che io tiro fuori la grinta e do il meglio di me quando sto sotto pressione (o almeno così dicono).

Lo sto, sto giocando con il fuoco. Il problema è che sotto pressione, pur essendoci, non mi ci sento affatto, e ciò che mi mete in moto è proprio quello!

Sarà, forse, l'assenza di un adeguato cane da guardia a far sì che mi comporti in tal modo?

Quando questo inferno finirà - e con "inferno" intendo (almeno per ora, a ben vedere) l'intero mese di settembre - dovrò trovare una soluzione a questo mio modo ("non modo", in verità) di comportarmi.

Nel frattempo, l'unica distrazione forse meno inutile e più costruttiva è proprio scrivere qui sopra e leggere gli spazi di altri internauti scrittori, dai quali evinco che spesso (e purtroppo!) non sono l'unico a sentirmi strano o sottotono in questo periodo; a loro, pertanto, va la mia completa vicinanza.

Pericolosamente vostro,

Er Matassa

venerdì 4 settembre 2020

Un settembre particolarmente minaccioso

Odio settembre.

A dir la verità, fintanto che andavo a scuola, mi piaceva l'idea del rientro, del ritrovarsi tutti insieme in classe dopo tre mesi di dispersione più o meno interessanti.

Da quando ho iniziato l'Università, invece, ho sempre odiato settembre. Con tutti gli impegni (dapprima universitari, poi professionali) e le scadenze che incombono e il freddo che torna, lentamente ma inesorabilmente, a imperversare per le strade.

Settembre è arrivato anche quest'anno, ma proprio quest'anno temevo il momento come non mai.

Sul perché ho l'imbarazzo della scelta. Proviamo ad andare con ordine.

i) Ho trascorso tre mesi della mia vita soltanto sui libri, come forse non facevo dai tempi dell'Università (motivo per il quale ho anche trascurato l'aggiornamento del blog). In rapporto al tempo impiegato, però, ne ho tratto un profitto ben minore: lo stato attuale di avanzamento del lavoro è disastragico. La scadenza importante è ormai imminente e qualsiasi speranza che avessi di un'eventuale proroga (anche a causa dell'emergenza sanitaria, che ha costretto alla chiusura numerose biblioteche) è da poco sfumata. Purtroppo l'ansia perenne - che mi ha accompagnato per l'intera estate e anche prima - non è arrivata a un livello tale da darmi l'accelerazione di cui avevo bisogno per chiudere tutto non dico in bellezza, ma almeno dignitosamente; è bastata, invece, tra una distrazione e l'altra, a stressarmi e a farmi venire un febbrone a fine agosto, con ulteriori perdite di tempo e di energie. Mi rimane una settimana scarsa per fare del mio meglio. Chi vivrà, poi (e forse...) vedrà.

ii) In prossimità del termine di scadenza di cui al punto i) la mia ragazza festeggerà il suo compleanno. Conterà pure il pensiero, ma, oltre ai dovuti festeggiamenti, tocca scervellarsi per trovare qualcosa di dignitoso prima dell'ultimo minuto utile.

iii) Alla fine del mese si sposa la mia migliore amica, al matrimonio della quale farò da testimone. E anche lì, ovviamente, c'è il tema del regalo (e che regalo!), del vestito (si tratta, manco a dirlo, di un matrimonio a tema) e dell'organizzazione dell'addio al nubilato, e chi più ne ha più ne metta.

iv) In tutto ciò, dovrei anche pensare a mandare curricula in giro e andare alla ricerca di offerte di lavoro. Sì, ma quando?

v) Quello che è sicuro è che presto avrò bisogno di una vacanza vera e propria, dopo aver trascorso tutti gli scorsi mesi sui libri e - come detto - averne tratto ben poco profitto in rapporto al tempo impiegato.

Ove mai sarò sopravvissuto a tutto questo, s'intende.


Molto faticosamente,

Er Matassa



sabato 11 luglio 2020

Avere trent'anni nel 2020

"Del trentesimo anno non si parla mai. Dei ventenni, dei cinquantenni, degli anziani sì. Programmi TV, ribalte e discussioni politiche. Ma di chi arriva in quel punto della vita dove si tira la prima riga, si fanno scelte o si rinuncia  – un momento decisivo, un bivio nel cammino di tutti –, di questo non si occupa nessuno".

Questa l'introduzione del volume "In tempo di guerra" di Concita De Gregorio, edito da Einaudi nel 2019. Sfido chiunque a smentire le sue parole: i trent'anni, oggigiorno, rappresentano il limbo della vita. Altro che dantesco "mezzo del cammin di nostra vita". Oserei dire che nella "selva oscura", ai nostri giorni, ci si arriva ben prima dei trentacinque anni. Già, perché "dei trentenni non si sa niente. Invisibili alla politica, dipinti attraverso stereotipi, con un piede nel regno dei ragazzi e l’altro in quello degli adulti. Su un terreno troppo soggetto a smottamenti per non farci tremare le gambe, troppo instabile per non farci temere che possano essere sabbie mobili"(1).

Forse non v'è bisogno di aggiungere altro. È però il caso di sottolineare che sia il libro, sia l'articolo che lo recensisce risalgono al 2019. Il limbo che descrivono, pertanto, prescinde dalla pandemia e dalla conseguente emergenza sanitaria che ha colto tutti alla sprovvista, a seguito della quale di certo non esce un quadro più rasserenante.

Chi lo avrebbe detto che avrei atteso così lo scoccare dei trent'anni, per me ormai imminente? Penso alle parole della De Gregorio e le sento mie. Senza più un lavoro fisso, con una scadenza importante alle porte, per la quale sto tentando di scrivere qualcosa che abbia senso compiuto, lavorando chiuso in casa senza aria condizionata (tra i luoghi che sono stati chiusi per l'emergenza COVID-19, com'è noto, vi sono infatti anche le biblioteche e le sale studio). Ma soprattutto, senza alcuna certezza sul mio futuro e su quanto valga la pena spremersi le meningi in queste condizioni. Il tutto con la concentrazione pari a quella di un criceto(2), che fa sì che io sia perennemente in ritardo rispetto alle tempistiche che mi son dato.

Se faccio il paragone con il medesimo periodo dell'anno scorso, è giocoforza dire che stessi meglio. Avevo appena saputo di aver superato la prima prova di un esame importante e, dunque, subito acquistato l'occorrente per prepararmi al test successivo. Nel frattempo ero riuscito a chiedere una proroga per una scadenza allora imminente. Queste gioie erano condivise con la mia ragazza di allora, che frequentavo però da appena qualche mese.

A distanza di un anno, l'esame è stato superato, nel posto in cui lavoravo mi hanno invitato a cercare altrove, la proroga dei termini è finita e la scadenza allora rinviata è, stavolta, veramente imminente. Ragion per cui si prospetta un'estate tutt'altro che rilassante. 
Lei, la mia ragazza, con cui già è passato un anno insieme e con cui, salvi i normali alti e bassi, sto molto bene, è forse l'unica costante rimasta (se non altro quella più recente), famiglia, amici e arti marziali a parte.
Se io sono quello ingarbugliato, lei è quella che, alla fine, spesso e volentieri riesce a sciogliere i nodi. Giusto per rimanere in tema, se io sono Er Matassa, lei potrebbe chiamarsi, che so, Lisistrata. O Balsamo (3).   

I trent'anni ti sorprendono così, quando meno te lo aspetti, nel limbo che non ti aspettavi. C'è un punto della selva più oscuro e inesplorato degli altri. Nel dribbling tra scadenze e impegni, professionali o meno, i trenta entrano a gamba tesa, facendoti cadere e prendere un spavento.
L'importante è rialzarsi e riuscire a trovare un senso nella selva. E procedere, con le persone che ti vogliono bene, in quella direzione.

Er Matassa (con più capelli bianchi della scorsa settimana)

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(1) Come efficacemente si riporta in un articolo dell'Huffington Post a commento del libro in questione. 
(2) Ho tirato fuori dal cilindro il primo animale che mi è venuto in mente, ma effettivamente ignoro se i criceti siano animali provvisti di una qualche concentrazione. Ove così fosse, mi scuso con loro per l'equivoco.
(3) Forse meglio Lisistrata...