Non so quante volte, durante la giornata di lavoro, mi è capitato di pensare: "mentre partecipo a questa videoconferenza di lavoro/ascolto questo convegno, mi metto a lavorare sulla pratica Alfa per ottimizzare i tempi".
Ottimizzare i tempi, appunto. Che è l'obiettivo che si porrebbe l'approccio multitasking, il quale valorizza la capacità di passare da un'attività all'altra senza conseguenze negative, anzi. E che, nella sua versione più radicale, premia addirittura la capacità di far più cose contemporaneamente.
A me hanno sempre detto che ero bravo nel multitasking. Forse, però, è proprio per questo che, appena finivo di fare una delle trecento cose cui stavo lavorando, o anche nel bel mezzo di tutte quante, a volte mi scoppiava un mal di testa imperante e mi trovavo in preda alla nausea o alla stanchezza. E forse è proprio per quello che chi mi ha detto che fossi bravo ha pensato bene di rivolgersi, poi, ad altre persone. Ma questa è un'altra storia.
Recentemente mi sono imbattuto in un libro, a cura di Marie Kondo e Scott Sonenshein, che parla della magia del riordino e del saper lavorare bene grazie a essa. Ossia dell'applicare il metodo ordinatorio/organizzativo "KonMari" (così battezzato dalla propria creatrice) anche a tutto ciò che concerne il mondo del lavoro. E non solo dal punto di vista materiale, ma anche da quello relazionale, informatico e digitale. Un riordino a tutto tondo, insomma. In ciò Marie Kondo è stata coadiuvata, appunto, da Scott Sonenshein, professore di psicologia organizzativa.
E niente, il libro sicuramente merita. E merita perché - in disparte alcune cose che non condivido appieno e sulle quali magari tornerò in seguito - diffida proprio dal valorizzare il metodo multitasking. Mettetevelo bene in testa (anche le donne!): l'essere umano è fatto per svolgere ed elaborare un compito, una decisione, un appuntamento alla volta. E mettere al fuoco molta più carne di quanta se ne può cuocere fa male, anzi: se c'è qualcosa che ciò fa certamente cuocere, è il nostro cervello!
Per cui mi sono detto: d'ora in poi, non seguirò più (se non deliberatamente per finta ossia non seguendo, cosa resa agevole dallo smartworking) convegni, riunioni o altre cose mentre sto facendo altro.
Ovviamente, parlo sempre di lavoro. Niente mi impedisce di fare più cose mentre occupo il tempo libero. Ma per far quello (e per farlo nel migliore dei modi!) nessuno mi paga.
Concentratamente
Er Matassa



